30/8/2023

Emissioni di scope 1, 2, 3 e filiera agroalimentare

Valentina Dalla Villa
Communication & Event Specialist

Cos’è la classificazione in emissioni di scope 1,2,3. E come, abbinata alla loro quantificazione,  può aiutare ad aumentare l’efficienza, ridurre l’inquinamento e ottenere prodotti con un valore aggiunto all’interno del settore agrifood. Il tutto grazie all’agricoltura digitale.  

L’agricoltura è responsabile di circa il 10% delle emissioni di gas serra a livello europeo. 20% se si considera anche l’allevamento. Quando si parla di gas serra in genere si fa riferimento ad anidride carbonica, metano e protossido d’azoto. Si stima che l’agricoltura emetta circa il 50% del metano di origine antropica, derivante dalle fermentazioni nei ruminanti e dall’allagamento delle risaie, e il 60% del protossido d’azoto. Le emissioni possono però essere classificate anche in base al punto della filiera in cui si generano e al motivo per cui si generano: si parla di emissioni di scope 1,2,3.

Classificazione delle emissioni: emissioni di scope 1, 2, 3

Secondo il protocollo GHG (GreenHouse Gas, gas effetto serra), all’interno di un’azienda, tutte le emissioni possono essere classificate in tre categorie, denominate scope 1, scope 2 e scope 3.

Si definiscono emissioni di scope 1 quelle che scaturiscono direttamente da fonti controllate o possedute dall’azienda, per esempio un trattore di proprietà usato per arare un campo. Le emissioni di scope 2 sono emissioni di gas serra indirette, associate all’elettricità acquistata, oppure ai sistemi di riscaldamento o raffreddamento, come celle frigorifere usate per conservare alimenti freschi. Le emissioni di scope 3, infine, sono il risultato di attività non possedute o controllate dall’azienda, ma che sono comunque collegate alla generazione e al trasporto dei prodotti dell’azienda, ad esempio le emissioni legate alla produzione dei macchinari agricoli, dei fertilizzanti e dei pesticidi che gli agricoltori utilizzano sulle colture. Queste emissioni possono trovarsi a valle o a monte dell’azienda.

Emissioni scope 3 EPA

Secondo questo schema, va da sé che le emissioni di scope 1, 2 e 3 di un’azienda sono le emissioni di scope 3 di un’altra azienda. Nel caso del settore agroalimentare, quindi, le emissioni di scope 1, 2 e 3 generate da un’azienda agricola per ottenere le materie prime che le aziende agroalimentari lavorano, saranno le emissioni di scope 3 delle aziende agrifood.

In base al report ESG di Kraft-Heinz del 2021, le emissioni di scope 3 dell’azienda rappresentavano più del 90% delle emissioni totali. Oggigiorno, l’attenzione del consumatore sulle tematiche ambientali è sempre maggiore. Pertanto, l’interesse delle food companies a ottenere dati sulle emissioni legate alle materie prime che impiegano è in crescita. Per le aziende agricole, riuscire a fornire queste informazioni può dare ai loro prodotti un valore aggiunto all’interno della filiera. Inoltre, questo permette all’agricoltore stesso di quantificare meglio le emissioni legate alle proprie attività, così da capire come limitarle. Così facendo, è possibile aumentare l’efficienza dell’azienda, ridurre l’inquinamento e ridurre i costi.

L’agricoltura digitale incontra la sostenibilità

Ma come si può arrivare a raccogliere tutti questi dati, in maniera semplice ed efficace? Attraverso l’agricoltura digitale: con l’app di xFarm è possibile tenere traccia di tutte le attività svolte in azienda, registrando in automatico tutte le operazioni agricole, col relativo consumo di gasolio, nonché le quantità di fertilizzanti e pesticidi impiegati. In questo modo si ha a disposizione un database estremamente preciso e puntuale, da cui estrarre con facilità tutte le informazioni necessarie a calcolare le emissioni legate alla coltivazione dei diversi prodotti. Questi dati possono essere utilizzati direttamente dall’agricoltore, oppure trasmessi alle aziende agroalimentari.

Tutte queste informazioni prendono il nome di farm level insights. Esse permettono di calcolare le emissioni legate alla produzione di un prodotto agroalimentare in maniera molto puntuale, per esempio attraverso analisi di Life Cycle Assessment. Un tempo, per effettuare queste stime, ci si basava su una raccolta dei dati del quaderno di campagna di un campione ristretto di aziende agricole facenti parte di una filiera, operando quindi con un ampio margine di errore. Oggi, invece, i Farm Management Information Systems (FMIS) come xFarm permettono di fare molto di più. Le aziende agricole che usano questi strumenti per registrare tutte le attività arrivano ad avere un quaderno di campagna compilato in automatico. I dati raccolti, estremamente precisi, permetteranno di stimare sempre più accuratamente l’impronta dei prodotti agrifood. In particolare, attraverso la piattaforma xFarm Analytics, le aziende agroalimentari possono consultare in tempo reale i dati aggregati delle imprese agricole conferenti alla filiera, o provenienti dai sensori, così da avere uno sguardo d’insieme su tutto il processo produttivo. Col modulo Sostenibilità, infine, possono calcolare l’impatto ambientale specifico di tutte le attività e quello globale della filiera.

Verso un futuro più green

Quantificare le emissioni è il primo step per andare a ridurle. Se davvero vogliamo arrivare a dimezzare le nostre emissioni entro il 2030, come indicato da Agenda 2030, abbiamo la necessità di capire dove possiamo agire con maggiore efficacia. Solo con la digitalizzazione della filiera agroalimentare possiamo ottenere dati oggettivi che permettano di capire dove e come intervenire, in un’ottica di incremento della sostenibilità, ma anche dell’efficienza delle aziende agricole, evitando sprechi di input e quindi anche di tempo e denaro.

Una volta capito dove bisogna agire, l’agricoltura di precisione può dare un grosso contributo ad ottimizzare l’uso delle risorse, incrementando la sostenibilità ambientale ed economica delle aziende agricole. In questo senso, xFarm fornisce ai propri utenti una serie di servizi utili a introdurre diverse pratiche di agricoltura di precisione nelle aziende. Dalle mappe di vigoria con gli indici di vegetazione, ai modelli previsionali, utili a monitorare insetti e fitopatologie, fino ai sistemi di supporto alle decisioni, che aiutano a decidere come e quando intervenire, per esempio con l’irrigazione.

Fonti:

IPCC: https://www.ipcc.ch/report/ar6/wg3/

Protocollo GHG: https://ghgprotocol.org/sites/default/files/standards/ghg-protocol-revised.pdf

Report ESG Kraft-Heinz 2021: https://www.kraftheinzcompany.com/esg/pdf/KraftHeinz-2022-ESG-Report.pdf

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